Angelo Poliziano
VITA (1454-1494)
Angelo Ambrosini nacque nel 1454 a Montepulciano e preferì poi chiamarsi Angelo Poliziano, dal nome latino della patria: Mons Politianus. Era ancora un fanciullo quando suo padre fu assassinato, vittima di una selvaggia vendetta. Fu mandato allora a Firenze, presso un congiunto, data anche la difficoltà economica della famiglia. Qui egli compì gli studi umanistici con grande successo, tanto che a soli sedici anni traduceva dal greco in esametri latini i libri dal II al IV dell’Iliade. Ebbe i migliori maestri del tempo (Cristoforo Landino, Marsilio Ficino), ma soprattutto imparò dai libri e studiò anche Dante, Petrarca e gli altri poeti in volgare.
Nel 1473 Lorenzo de Medici lo accolse nella sua casa e gli affidò l’educazione del figlio Piero de Medici, aprendogli la via all’agiatezza e agli onori.

Montepulciano_-_San_Biagio

Nel 1477 Poliziano ebbe la prioria della collegiata di San Paolo e poco dopo il canonicato nella Chiesa di Santa Maria del Fiore e fu ordinato sacerdote. Questi furono gli anni più felici della sua vita e quelli in cui compose le sue opere maggiori: EPIGRAMMI GRECI E LATINI, CANZONI A BALLO, i RISPETTI e le STANZE PER LA GIOSTRA, cominciate nel 1475, in occasione della giostra in cui trionfò Giuliano de Medici, fratello di Lorenzo, e rimaste interrotte nel 1478 quando questo rimase ucciso nella Congiura de’Pazzi.
I rapporti con i Medici si inasprirono. A causa di dissidi con Clarice Orsini, moglie di Lorenzo de Medici, riguardanti l’educazione del figlio Piero e ad altri malintesi, Poliziano lasciò Firenze.
Dopo aver errato per varie città, si recò a Mantova nel 1480, presso il cardinale Giulio Gonzaga. Qui in soli due giorni in occasione di una festa, compose l’altro suo capolavoro, la FAVOLA DI ORFEO, una favola mitologica scritta in forma d’opera teatrale.
Nello stesso anno, riconciliatosi con Lorenzo, rientrò a Firenze e ottenne la cattedra di eloquenza greca e latina che tenne fino a un anno prima della sua morte, avvenuta nel 1494.


OPERA
Soprattutto grazie ai suoi studi filologici ed eruditi, la sua fama crebbe costantemente in tutta Italia. Non mancarono dissensi e gelosie, e dispute con molti degli umanisti, ma l’opera filologica del Poliziano ebbe molta importanza.

« MISCELLANEA»
Tratta questioni di critica testuale, di grammatica e ortografia delle lingue classiche, d’interpretazione di luoghi oscuri di opere latine e greche.

«SILVAE»
Prolusioni in esametri latini sui suoi corsi sui classici. Poliziano esprime con entusiasmo le emozioni che la lettura dei testi antichi gli ha fatto provare, disponendo l’animo dell’uditore a una lettura viva e partecipe.

«PRAELECTIONES»
Prolusioni latine scritte in prosa.

«ELEGIE LATINE»
Sono il frutto poeticamente più intenso del suo studio dei classici, soprattutto quelle “IN VIOLAS” e quella in nome di Albiera degli Albizzi.
Nella sua poesia c’è un costante bisogno di evasione dalla grigia realtà. I grandi poeti del passato non vengono da lui soltanto emulati, ma intimamente sentiti, e le loro voci si odono riecheggiare nella sua poesia spontanea e originale. Nei classici Poliziano ritrova l’humanitas più vera, la sintesi perfetta di verità e di bellezza.

TEMATICHE: Poliziano tende al ripiegamento idillico in se stesso, per assaporare la propria solitudine attraverso immagini delicate di grazia e di sogno. Ritroviamo sempre una eterna primavera, una natura armoniosa e leggiadra in cui l’uomo vive in perfetta armonia con tutto il creato. A ciò si unisc il culto della bellezza e della poesia.

«LE STANZE PER LA GIOSTRA»

«LA FAVOLA DI ORFEO»

«LE RIME»
Poliziano compone numerose rime, tra cui i RISPETTI CONTINUATI, i RISPETTI SPICCIOLATI (il “rispetto” è un breve componimento lirico, di carattere popolaresco), le CANZONI A BALLO e CANZONETTE. E’ una produzione per molti versi minore, che porta avanti la tradizione trecentesca di poesia per musica, sulle orme di Boccaccio e di Sacchetti.
Nelle rime migliori troviamo una fusione d’arte aristocratica e sottile con una spontanea semplicità popolaresca.

 

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