LEVIO

Vita e opera di Levio

La cronologia di Levio è incerta, ma sembra essere stato contemporaneo di Varrone e di Cicerone. E’ dunque un poeta latino vissuto tra il II e il I secolo.
Scrive un’opera intitolata “EROTOPAEGNIA” in 6 libri. Il titolo significa “giochi, inezie d’amore”, secondo un uso di compiaciuta modestia dei poeti alessandrini.
L’elemento amoroso era in realtà affrontato solo in racconti mitologici: se ne trova più di uno in un libro, ciascuno con un titolo proprio e attinto da un mito minore, forse secondo il gusto dell’epica alessandrina.

Gli eroi vengono dipinti con grazia leziosa e con un originale e mai esplicito intento ironico e parodico: sono “eroi da salotto”.

STILE E LINGUA:
Lo stile di Levio è artificioso e curato nei suoi caratteri di manierismo formale, con vari metri e un andamento musicale che ha fatto pensare che i componimenti dovessero essere cantati o accompagnati musicalmente (caso non probabile).
La lingua è ricca di cervellotici neologismi e ricorrono tutte quelle figure di suono e retoriche che la poesia arcaico aveva asservito alla vivacità espressiva: qui diventano portatrici di grazia e ricercatezza. Si ricorre spesso ai diminutivi.

CRITICHE E OTIUM LETTERARIO:
Levio deve speso difendersi dalle critiche di coloro che lui chiama “subdoctisupercilicarptores” = critici dal sopracciglio contratto, che lo accusano perché egli si dedica a comporre senza nessun interesse per le problematiche politiche.
Questa rivalutazione dell’otium letterario continuerà coi poeti neoterici e troverà l’opposizione dei tradizionalisti.

Levio scrive anche un carme sulla FENICE, che si distingue per il suo essere “figurato”, vale a dire che l’andamento dei versi, dai più brevi ai più lunghi e poi di nuovo brevi, rappresentava sulla pagina la figura delle ali della fenice.

Frammenti degli Erotopaegnia:

“Sirenocirca” (dagli Erotopaegnia)

Nunc, Laertie belle, para ire Ithacam

Te Andromacha per ludum manu

lascivola ac tenellula

capiti meo trepidans, libens,

insolita plexit munera.

Traduzione: 

Ora, Laerziade mio bello, prepàrati a partire per Itaca
Te Andromaca per gioco,
con mano lascivetta e tenerella intrecciò,
dono insolito per il mio capo,
trepida e amorosa.

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