Marco Terenzio Varrone

Marco Terenzio Varrone

Vita e opera di Marco Terenzio Varrone

VITA (116-27 a.C.)

Marco Terenzio Varrone nacque nel 116 probabilmente a Rieti da una famiglia di ricchi proprietari terrieri. Ha come maestri Elio Stilone e Accio e studia filosofia in Grecia. Sostiene Pompeo e lo segue nella campagna in Spagna (76-72) e contro Mitridate e pirati (67-63). Dopo la sconfitta di Pompeo si riconciliò con Cesare mantenendo le sue cariche e ottenendo l’incarico di fondare una grande biblioteca pubblica. La morte di Cesare non permise la realizzazione del progetto. Nel 43 venne messo nelle liste di proscrizione, ma riuscì a salvarsi grazie a Fufio Caleno. Morì novantenne nel 27.

OPERA

>> ANTIQUITATES

Vide la luce intorno al 45, poiché in quest’anno Cicerone ne parla negli “Academica”. Varrone vi lavorò a lungo.
L’opera è divisa in 2 parti e organizzata in multipli di tre:

  1. ANTIQUITATES RERUM HUMANARUM: in 25 libri, uno introduttivo e 4 esadi.
  2. ANTIQUITATES RERUM DIVINARUM: in 16 libri, uno introduttivo e 5 triadi.

Marco Terenzio Varrone ha un metodo di indagine meno accurato della precisa antiquaria greca. Era interessato alle origini di riti e modi di essere e dava importanza ai popoli italici, valorizzando la teoria di Roma come crogiuolo di popoli. Egli fissa per la prima volta una data certa per la fondazione di Roma: 754 a.C. .
L’intento di Varrone era quello di ridare dignità alla comunità ormai in crisi riportando gli esempi di virtù antiche con collegamenti col progresso.

Religione per Varrone: Varrone distingue tre tipi di religione:

La teologia stoica portava Varrone a ritenere che le varie divinità dei romani dovessero in realtà appartenere a una sola grande divinità. Le sue dottrine andavano incontro al tentativo di riforma religiosa di Cesare, a quei tempi pontefice massimo e a lui è dedicata la seconda parte dell’opera che, però, è subordinata alla “Antiquitates rerum humanorum”: l’uomo non è quindi sottomesso agli dei, ma sono gli dei a essere stati inventati dall’uomo.
Anche su questo tema Varrone esprime nostalgia per il passato e le virtù di un tempo.
Si definiva infatti “Enea che salva sulle spalle i propri penati“: suo compito era quello di salvare i suoi contemporanei dalla corruzione.

>> DE VITA POPULI ROMANI
Opera più tarda dedicata ad Attico e di minori dimensioni, forse per un pubblico più vasto. Si descrivono gli antenati nella loro vita privata e c’è interesse a far discendere i leaders da divinità, per consolidarne il potere.

>> DE GENTE POPULI ROMANI
Opera per ingraziarsi Ottaviano in cui si fa discendere dal dio la gens Iulia.

>> DE FAMILIIS TROIANIS
Opera composta anni prima in cui si facevano risalire a divinità le famiglie patrizie.

Studi letterati ed eruditi:

>> DE ANTIQUITATE LITTERARUM
Marco Terenzio Varrone si occupa di filologia: storia dell’alfabeto latino. Fu composta non più tardi della metà degli anni ’80, fino a che Accio era in vita.

>> DE COMOEDIIS PLAUTINIS
Sulla scia di Silone, segnala 21 commedie autentiche.
(Scrive anche altre opere sul teatro).

>> IMAGINES
700 ritratti di personaggi greci e romani che si erano distinti (non solo aristocratici) con sotto un epigramma in versi e forse una nota in prosa.

>> DISCIPLINAE
Enciclopedia composta in tarda età, in cui si allarga la rosa delle arti liberali.

>> DE PHILOSOPHIA
La filosofia è il vertice del sapere e serve a vivere una vita beata. Si confrontano le varie opinioni come faceva Carneade.

>> DE LINGUA LATINA (47-45)
E’ una trattazione sistematica dei problemi di origini della lingua, di etimologia, di morfologia e di sintassi. Comprendeva 25 libri, ma ci rimangono solo quelli dal quinto al decimo.
Varrone stabilisce uno stretto legame tra storia linguistica e storia culturale, continuando il pensiero di Stilone. Per disciplinare la lingua, egli si serve di un ANALOGISMO EQUILIBRATO, ma aderisce all’ANOMALIA stoica per spiegare l’origine di alcune parole, che quindi risultano molto fantasiose. C’è una conciliazione tra le due prospettive e la credenza che il loro significato fosse legato al significante. Varrone è lontano dalle chiusure puriste e ritiene che la lingua poetica abbia uno statuto privilegiato che influenza poi la lingua parlata.

Lingua e stile: Varrone usa un linguaggio tecnico e poco rifinito, spesso oscuro ed ellittico, con molte libertà sulle regole grammaticali, che ne rendono complessa la comprensione.

>> DE RE RUSTICA o RERUM RUSTICARUM LIBRI TRES

Opere letterarie:

>> SATIRAE MENIPPEAE (dall’ 80 in poi)

>> LOGISTORICI 

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