Eneide IV libro, traduzione letterale dei vv. 1-90:
At regina gravi… machina caelo

Il IV libro dell’Eneide è quello in cui vediamo sorgere e consumarsi la passione di Didone, la bella regina cartaginese, per Enea, approdato con la sua flotta nelle sue terre.
Nei primi novanta versi di Eneide IV libro assistiamo allo sbocciare della passione, dapprima occulta e poi del tutto incontrollabile, nel cuore della regina. Essa è stata infatti tratta in inganno da Venere, protettrice di Enea, che le ha posto in grembo Cupido, nelle sembianze del figlioletto dell’eroe troiano, Ascanio.
Gli Dei meditano inganni contro la sventurata regina, soltanto per assecondare od osteggiare il volere dei fati.
Il suo dramma tutto umano è ancora oggi uno dei più affascinanti e ripresi della letteratura mondiale.
Assistiamo alla confessione amorosa di Didone alla sorella Anna. Quest’ultima, con le sue parole di conforto, la incoraggia ad assecondare i suoi sentimenti e ad accogliere benevolmente il meraviglioso ospite giunto, Enea.

Traduzione letterale di Eneide IV libro:

In Didone nasce la passione

Ma la regina già da tempo colpita da un grave affanno
nutre la ferita nelle vene ed è consumata da un fuoco nascossto.
Le ritornano in mente le molte virtù dell’uomo e il grande
onore della stirpe, rimango infissi nel petto il volto (lett. i volti)
v. 5 e le parole, né l’affanno concede un tranquillo riposo alle membra.

L’aurora del giorno dopo illuminava la terra con la lampada di Febo (= il sole)
e aveva già rimosso dal cielo l’umida ombra,
quando, fuori di sé, così si rivolge alla fedele sorella:
“Anna, sorella mia, quali visioni notturne spaventano me che sono in dubbio!
v. 10 Che ospite straordinario è giunto nel nostro palazzo,

quale mostrandosi nel viso, quanto dal forte petto e dalle [forti] armi!
Credo davvero – e non è vano il mio credere – che sia di stirpe divina.
Il timore rivela gli animi ignobili. Ahi, da quali
destini è stato trasportato! Quali guerre combattute cantava!
v. 15 Se non mi risiedesse nell’animo fisso e irremovibile

[il proposito] di non volermi legare in vincolo matrimoniale a nessuno
dopo che il primo amore ingannò me delusa con la morte,
se non avessi in odio il talamo e le fiaccole nuziali,
forse avrei potuto soccombere a quest’unica colpa /per questo solo forse avrei potuto soccombere alla colpa
v. 20 Anna, te lo confesserò infine, dopo la morte del povero marito Sicheo

e dopo che la casa fu insanguinata dalla strage fraterna,
egli soltanto ha toccato i miei sensi e mi ha smosso l’animo così da renderlo vacillante.
Riconosco i segni dell’antica fiamma.
Ma preferirei piuttosto che la terra profonda mi si aprisse davanti,
v. 25 o che il padre onnipotente mi trascinasse con la folgore alle ombre

le pallide ombre dell’Erebo e verso una notte profonda,
prima che io, o Pudore, ti violi o sciolga i tuoi giuramenti.
Quello che per primo mi congiunse a sé, tutto il mio amore
si è portato via; quello lo abbia con sé e lo conservi nel sepolcro”
v. 30 Dopo aver così parlato riempì il seno di lacrime sgorgate.

Leggi i paradigmi completi dei vv. 1-30 di Eneide IV libro.

Anna risponde: “O tu che sei più cara della luce per tua sorella,
sola passerai l’intera giovinezza affliggendoti,
e non conoscerai (noris = noveris) i dolci figli, né i premi di Venere?
Credi che di questo si occupino il cenere e i mani sepolti?
v. 35 Sia pure, un tempo nessun pretendente riuscì a piegare te afflitta,

non dalla Libia, né prima di Tiro; fu respinto Iarba
e tutti gli altri condottieri, che l’Africa, terra ricca di trionfi
nutre. Ti opporrai anche a un amore gradito?
E non ti viene in mente nei territori di chi ti sei stabilita?
v. 40 Da una parte le città dei Getùli, stirpe insuperabile in guerra,

e i Nùmidi sfrenati ci attorniano, e l’inospitale Sirti,
dall’altra una regione deserta per la siccità e i Barcéi
che infuriano da ogni dove. E che dire delle guerre che sorgono da Tiro
e delle minacce del fratello? …
v. 45 Io credo davvero che con gli aiuti degli Dei e con Giunone favorevole

le navi troiane abbiano tenuto questa rotta [spinte] dal vento.
Come vedresti questa città, o sorella, quali regni [vedresti] sorgere
da un tale matrimonio! Con l’unione delle armi dei Teucri
a quanto grandi imprese si innalzerebbe la gloria cartaginese!
v. 50 Tu soltanto richiedi grazia agli Dei e, celebrati i riti sacri,

attendi ai doveri di ospite e accampa pretesti per trattenerlo,
finché sul mare imperversa[no] l’inverso e il piovoso Orione,
finché le navi sono distrutte, finché il clima non è favorevole”.
Con queste parole infiammò l’animo di una smisurata passione
v. 55 e dette speranza alla mente in dubbio e ne sciolse il pudore.

Dapprima si recano ai templi e chiedono il favore divino di altare in altare;
sacrificano [pecore] scelte bidenti secondo il costume
a Cerere datrice di leggi, a Febo e al padre Lieo,
ma prima di tutti a Giunone, che ha cura dei vincoli matrimoniali.
v. 60 La bellissima Didone in persona tenendo nella mano destra una coppa

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la versa in mezzo alle corna di una candida mucca
o davanti alle statue degli Dei si aggira tra gli altari ricchi [di offerte];
rinnova ogni giorno le offerte e guardando avidamente nei petti
recisi delle vittime ne esamina le viscere ancora palpitanti.
v. 65 Ahi, menti ignare degli indovini! A cosa giovano le preghiere a lei fuori di sé,

a cosa giovano i templi? Nel frattempo la fiamma consuma (est -> edo) le tenere midolla
e silenziosa vive dentro al petto la ferita.
Brucia l’infelice Didone e si aggira
per tutta la città furiosa, come una cerva trafitta da una freccia
v. 70 che da lontano tra i boschi cretesi un pastore colpì, incauta,

inseguendola con le frecce e lasciò [nella carne] l’alato dardo,
senza saperlo; quella nella fuga attraversa le selve e le balze
dittee, la freccia letale le rimane nel fianco.
Ora conduce Enea con sé per le mura
v. 75 sidonie e gli mostra le ricchezze e la città già pronta:

inizia a parlare e si ferma a metà del discorso;
ora al calare del giorno richiede gli stessi banchetti
e chiede fuori di sé di sentire ancora i travagli di Troia
e pende di nuovo dalle labbra di lui che racconta.
v. 80 Dopo, quando tutti se ne sono andati e la luna oscura a sua volta

nasconde la sua luce, e le stelle tramontando invitano al sonno,
si affligge sola nella casa vuota e si distende sui letti abbandonati.
Lei fuori di sé sente e vede lui assente,
o tiene in grembo Ascanio, rapita dalla somiglianza del padre,
v. 85 se è possibile ingannare un amore indicibile. [= per cercare di ingannare il suo indicibile amore]

Non si innalzano più le torri già cominciate, la gioventù
non si esercita più nelle armi o non preparano più porti o fortificazioni
sicure per la guerra: restano interrotti i lavori e le grandi
minaccia delle mura [le grandi mura minacciose] e i macchinari che si innalzano fino al cielo.

Leggi i paradigmi completi dei vv. 60-90 di Eneide IV libro.

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