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Teddy Bear: il vicemamma e molte altre cose

Settembre 7th, 2015 Posted by A scuola oggi 0 thoughts on “Teddy Bear: il vicemamma e molte altre cose”

Teddy Bear: il vicemamma e molte altre cose – Alessia Pellegrini

Teddy Bear: il vicemamma e molte altre cose
Teddy Bear
è il noto nome inglese del nostro tenero orsetto di pezza , il gioco più classico, il regalo più romantico e tenero, la figura che più esemplifica una perfetta unione di semplicità e bellezza.
Ma la sua storia e i suoi significati sono troppo complessi per potersi ridurre a un semplice giocattolo per bambini .
Oppure, per meglio dire: tutti i giocattoli per bambini, come i bambini stessi, hanno in sé un significato maggiore e profondo , importante nel loro piccolo ruolo di monile unico e carico di emotività.

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LE ORIGINI DI TEDDY BEAR : il nome e il perché

Il nome “Teddy Bear” deriva niente meno che dal presidente americano Theodore Roosevelt , che, in una battuta di caccia, si rifiutò di sparare a un orso catturato e già sfinito e legato, pronto per essere ucciso e portato come trofeo.
Il generoso gesto del presidente fu celebrato in modo anche satirico dai giornali, con il titolo, appunto di Teddy (soprannome da “Theodor”) Bear = l’ orso di Teddy . Da qui il nome venne usato dai vari negozi di giocattoli, acquistando la celebrità.
Un presidente degli USA che nomina un così tenero e batuffoloso orsacchiotto: proprio così!

TEDDY BEAR COME VICE MAMMA: che cosa ne dice Winnicott

‘Donald Winnicott fu un pediatra e psicanalista inglese vissuto tra il 1896 e il 1971 ed è ricordato soprattutto per le sue innovazioni nell’ambito delle relazioni oggettuali . Winnicott introduce infatti il concetto di oggetto transizione , ovvero un giocattolo che per il bambino molto piccolo, assume il valore di un “ sostituto della mamma “.
Nei momenti di mancanza affettiva, infatti, il bambino sentirà il bisogno di ritrovare il calore e la tenerezza materna, e per questo proietterà tali caratteristiche su qualcosa che possa trattenere quando la mamma è assente.
Ecco perché il giocattolo o peluche preferito assume particolare importanza soprattutto durante la notte , quando i genitori sono lontani, e così i loro suoni e odori, e il bambino si sente lasciato solo a se stesso.
Ecco perché l’oggetto transizionale avrà innanzitutto i requisiti della mamma che più amiamo: sarà morbido, caldo, pieno di rotondità più che di spigoli, esattamente come il nostro amico Teddy Bear !
La mancanza che permette questa proiezione di qualità è dunque alla base della nascita del pensiero e della creatività del bambino, e nei soggetti in cui essa non è vissuta sono infatti evidenti anomalie sul lato psicologico. Ad esempio, i bambini autisticisono incapaci di vivere questa mancanza ed eseguire dunque la proiezione su un oggetto transizionale: l’oggetto autistico sarà allora preferibilmente freddo, spigoloso, duro.

TEDDY BEAR PER LADY DIANA

teddy bear per lady dianaLa notte del 31 agosto 1997 è entrata nell’immaginario comune come una lancia in pieno petto, o peggio: come uno spillo invisibile rimasto intrappolato nella stoffa setosa di una maglia, inaspettato ma pronto a ferire nelle nostre più salde certezze, e negli anfratti più pieni del nostro calore domestico.
E’ la notte dell’ incidente di Lady Diana, la principessa realmente esistita la cui storia si è presto confusa con quella delle principesse delle fiabe, grazie alla sua grazia, la sua bellezza semplice e solare, ma soprattutto grazie al tragico destino che ha messo fine alla sua vita troppo presto, e senza motivo.

Ma la domanda allora è: quand’è che la morte ha bisogno di un motivo?
E ancora: non è sufficiente sfrecciare a tutta velocità con la propria Mercedes S280, in piena notte, probabilmente ubriachi o, perlomeno, tanto giovani quanto incoscienti?
Dove sta lo stupore, il malessere, l’incapacità di capire, il dolore che ha avvicinato questa giovane principessa a milioni di altri uomini, di ogni età e nazione, solo in virtù di una morte avvertita come tragica?
In ognuno di noi, invece che le cause razionali seppur dolorose da accettare, è prevalso lo sdegno per una vita che si interrompe nel fiore dei suoi anni.

Ci è parso inconcepibile che la morte non abbia albergato, come siamo soliti pensare, in mezzo a bruttezza e povertà, ma nel più giovane e bel corpo della nostra società occidentale, a riprova che il “destino” non guarda in faccia gli anni o lo stato sociale, e che non siamo sicuri in castelli né in baracche.
Come diceva Giorgio Gaber :

Perché la pallida morte
di torri e capanne bussa alle porte
perché la pallida morte
coglie egualmente poveri e re.

Ed ecco allora che, per testimoniare la perdita di questa infondata speranza della parzialità della morte, molte giovani ragazze inglesi, alla morte della principessa, depositano davanti al Kensington Palace i propri Teddy Bear.

Essi vogliono significare un atto di resa: ci si arrende di fronte alla morte, a quella fine esemplare di una principessa, che ha rappresentato come un brusco risveglio dalla propria illusione, il passaggio dall’età dell’incoscienza,dei giochi, dei peluche, a quello della dura realtà, fatta di morte, dolore, lutti, fatta di destini ineluttabili che ci spaventano perché, in fondo, non sono altro che il prodotto, spesso inconsapevole, delle nostre scelte e delle nostre azioni.

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PER CONCLUDERE CON LEGGEREZZA

teddy bear mister beanGli orsi di pezza sono di fronte ai nostri occhi tutti i giorni: al supermercato, alla tv, nei cartoni animati (basti pensare a Winnie the Pooh !), su cartoline di auguri, di san valentino, peluche che abbracciano cuori giganti e che in generale esprimono tenerezza proprio per la loro semplicità tradizionale.
Un classico giocattolo per grandi e per bambini, che, come abbiamo visto, può prestarsi a svariate letture, supplire a diverse funzioni ed essere oggetto di analisi di diversa natura e con vari livelli di profondità.

Ma una cosa comunque è chiara a tutti: Teddy Bear è il miglior amico dell’uomo, la sua “vice-mamma” che potrà sempre stringere nei momenti di solitudine, lontano dagli sguardi colpevolizzanti del mondo, anche una volta che egli sia formalemente troppo cresciuto per poter credere nel valore di una carezza di pezza di un oggetto inanimato…



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