Opere minori – Ariosto

La poesia di Ludovico Ariosto è soprattutto nell’ORLANDO FURIOSO. Di fronte a esso le opere minori appaiono più come esercitazioni letterazie, di stile e di lingua.

ludovico ariosto opere minori

>> CARMINA

70 poesie latine (elegrie, epigrammi, odi amorose, un epitalamio, cioè poesia in onore delle nozze), scritte prevalentemente tra il 1494 e il 1509. Sono una sorta di apprendistato letterario, condotto sotto la guida dei classici latini.
Prevale un senso di gioiosa accettazione della realtà e una sensualità espansiva e sorridente.

>> RIME

Scritte in lingua italiana, comprendono sonetti, canzoni e componimenti in terzine. Sono per la maggior parte dedicate ad Alessandra Benucci Strozzi e l’amore è cantato come gioia vitale, sentimento doloroso e dolce. Troviamo la limpida ed eletta forma petrarchesca, a non la sua introspezione psicologica. C’è anche una linea realistica e vitale.

>> LE COMMEDIE

Sono scritte per venire incontro alla passione per il teatro della corte Estense.
1) LA CASSARIA (1508) ; 2) I SUPPOSITI (1509): sono scritte in prosa e versificate assai più tardi.
3) IL NEGROMANTE (1520);
4) LA LENA (1529): scritta in endecasillabi sciolti sdruccioli che volevano imitare il TRIMETRO GIAMBICO.
5) GLI STUDENTI fu lasciata incompiuta e pubblicata poi dal fratello Gabriele col titolo SCOLASTICA.
Le commedie ariostesche costituirono un modello per tutto il teatro del Cinquecento. Esse proponevano l’imitazione dei classici latini, soprattutto PLAUTO, mediato con l’osservazione della REALTA’ QUOTIDIANA.
L’Ariosto rivela una passione per l’intreccio rapido ed avventuroso che si ritroverà nell’ORLANDO FURIOSO.

>> Poco più di un cenno meritano l’ERBOLATO, vivace monologo in cui un medico vanta un suo farmaco e i CINQUE CANTI, tentativo di continuazione del FURIOSO, che però furono compresi dal poeta nell’ultima edizione del poema.

>> LE SATIRE

Le migliori tra le opere minori. Le 7 SATIRE sono lettere poetiche scritte in terzine, dedicate a parenti e amici. Traggono spunto da occasioni concrete, dalla quotidiana esperienza dell’autore, ma poi si allargano a MEDITAZIONI PIù AMPIE.
Furono pubblicate postume nel 1534, dopo una lunga e complessa rielaborazione.

1°SATIRA: Ariosto espone i motivi per cui si era rifiutato di seguire il cardinale Ippolito d’Este in Ungheria e descrive le sue sofferenze e privazioni a servizio del rozzo cardinale. Si esprime il desiderio di una vita semplice, rallegrata dal culto dei propri affetti e della poesia.

2°SATIRA: Ariosto deve recarsi a Roma per sbrigare alcune pratiche e chiede al fratello Galasso di trovargli un alloggio. Si condanna poi la corruzione della curia pontificia.

3°SATIRA: Il poeta racconta come egli sia passato al servizio del duca Alfonso. Il fatto autobiografico è ancora una volta un pretesto per due meditazioni più ampie: la prima svolge il tema del desiderio di evadere dalla vita cortigiana, per ritrovare un’esistenza raccolta e tranquilla. La seconda esprime che solo chi non si affida all’ambizione, troppo legata alla mutevole fortuna, può aspirare alla felicità.

4°SATIRA: Diretta dalla Garfagnana, esprime le pene del poeta, lontano dalla sua patria e dalla sua donna, fonte prima della sua poesia, e costretto a vivere tra i mille affanni di quel territorio.

5°SATIRA: Trae lo spunto dalle imminenti nozze del destinatario per alcune scherzose considerazioni sul matrimonio e sulle donne in genere.

6°SATIRA: Ariosto prega Pietro Bembo di trovargli un buon maestro di greco per il figlio Virginio. Ricorda poi la sua giovinezza, gli studi troncati e gli affanni della sua esistenza.

7°SATIRA: Si ringrazia il segretario del duca della proposta di nominarlo ambasciatore presso la curia Pontificia, ma lo si prega di richiamarlo piuttosto a Firenze.


Le SATIRE stanno a metà tra l’autobiografia e la trasfigurazione poetica di essa.
Non si tratta soltanto, come hanno sostenuto alcuni, di un’autobiografia in cui Ariosto ha voluto porsi come un personaggio bonario, pigro, amante del quieto vivere, in contrapposizione all’uomo di corte attivo ed efficiente che egli fu nella vita. Si tratta di un RITRATTO IDEALE di se stesso, ma non in senso puramente artistico e fantasioso, bensì MORALE e SPIRITUALE. In esso, Ariosto esprime i suoi ideali di vita semplice e raccolta, lontano dalle ambizioni e basata sulla meditazione saggia della nostra esistenza.
Il culmine di questa vita è la POESIA stessa, che sia studio dell’uomo, ricerca e conquista di tale saggezza.
Equilibrio, misura, serena e saggia accettazione della vita portano alla felicità vera, al COR SERENO.
Molti sono gli echi dell’AUREA MEDIOCRITAS di Orazio, ai cui SERMONES le SATIRES sono fortemente ispirate.
L’autore ha una grande fiducia nella DIGNITA’DELL’UOMO, pur riconoscendone i limiti.

STILE: 
Si ha un LINGUAGGIO VIVACE E COLLOQUIALE, dall’andamento prosastico, realistico e arguto, spesso ironico, più raramente polemico. La tensione etica si stempera in brevi scene narrative, n favole, nelle quali l’elemento autobiografico si sfuma fino a scomparire.
Ma Ariosto tende sempre a nascondere il suo IO dentro il racconto dimesso e tramite l’IRONIA, e dal racconto dei fatti personali passa a una meditazione di carattere universale.
Si ha uno STILE MEDIO che preannuncia la sapiente dosatura di toni che si avrà nell’ ORLANDO FURIOSO.


Leggi il profilo biografico di Ludovico Ariosto.

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