L’ARTE DELLA GUERRA
l'arte della guerra machiavelli

Fu composto tra il 1519 e il 1520 e pubblicato nel 1521. E’ un trattato in 7 LIBRI in forma di dialogo mimetico che il Machiavelli immagina avvenuto nel 1516, negli ORTI ORICELLARI, in occasione del passaggio da Firenze di un celebre capitano, Fabrizio Colonna, reduce dalle guerre di Lombardia. Egli è il leader dell’intero dialogo, il quale è di tipo INSEGNATIVO, basato sull’autorevolezza più che sul dibattito, e diviene il portavoce delle idee machiavelliane.
Gli orti oricellari erano il luogo dove si radunava, intorno a Cosimo Rucellai, un gruppo di giovani aristocratici fiorentini, che esprimeva una silenziosa protesta contro la restaurata dominazione medicea.
Il tema del dialogo è la necessità di MILIZIE PROPRIE e non mercenarie, questione fondamentale, poiché nei rapporti tra gli stati è la FORZA a dominare. Un altro motivo centrale è l’angoscia e la vergogna per il crollo degli stati italiani e per il sentirsi preda degli stranieri. A ciò si unisce una visionaria speranza di riscatto, di un risorgere dell’antica “virtù” italica.

L’opera ha ancora dei limiti ideologici. Innanzitutto il definire le cause della decadenza italiana come troppo legate ai motivi militari, senza considerare gli aspetti politici, economici e sociali.
Anche sul piano tecnico dell’ordinamento militare, sulla tattica, Machiavelli ha dei limiti, pur avendo riconosciuto l’importanza delle fanterie e della nuova strategia non logorativa ma annientatrice.
E’ anacronistico il suo prendere a modello gli ordinamenti militari dei Romani, e inoltre egli ignora l’evoluzione di questi nel tempo. Inoltre, nel Cinquecento, le milizie mercenarie ebbero il merito di liberare le grandi monarchie dalla soggezione militare dei grandi feudatari. Machiavelli ha però davanti agli occhi le CAMPAGNE DI VENTURA italiane, ben diversi dagli eserciti professionisti d’oltralpe.
I cittadini, poi, restano pur sempre SUDDITI e non si identificano con lo Stato. Da qui le soluzioni discutibili del reclutamento delle fanterie del contado (fra le persone più timorose e disposte ad obbedire, ma militarmente impreparate), della cavalleria tra i cittadini, ecc…
Machiavelli teme che l’esercito possa diventare strumento nelle mani delle varie fazioni e per questo si auspica che le varie classi sociali esercitino un RECIPROCO CONTROLLO. Egli ha comunque il merito di aver intuito la grande interdipendenza tra il problema politico e quello militare, e di aver compreso che una milizia efficiente nasce da “buoni ordini”, da un armonico vivere civile.


Leggi il profilo biografico di Niccolò Machiavelli.

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