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Lezione 3: La stratificazione del lessico

Ottobre 12th, 2015 Posted by Glottologia, Risorse di... 0 thoughts on “Lezione 3: La stratificazione del lessico”

GLOTTOLOGIA – Appunti di glottologia Modulo B: la ricostruzione linguistica

Glottologia Modulo B Lezione 3: La stratificazione del lessico.

Questo processo vale per tutte le lingue. Prendiamo comunque in considerazione l’italiano.
Il lessico si può dividere in 4 componenti:

1) LESSICO EREDITARIO: ogni lingua ha un suo antecedente linguistico da cui eredita una parte di lessico. Nell’italiano sono le parole che derivano dal latino.
Quando non conosciamo la lingua madre, cioè non ci è attestata (simbolo *) si chiama
“lingua comune” (es. Germanico comune).
A volte i lessemi sono latini, ma la formazione è italiana (es. signore viene da SENIOR(EM) ma signorinello non deriva da *SIGNORINUS; ammarare non deriva da MARE)

2) PRESTITI da altre lingue. La percentuale può essere anche molto alta. Un esempio è il MALTESE: varietà d’arabo in Europa che deriva dal Medioevo e ha prestiti dall’italiano, dal siciliano e usa l’alfabeto latino. Altro esempio è l’INGLESE col francese.

3) STRATO ONOMATOPEICO o FONOSIMBOLICO

4) NEOFORMAZIONI: parole costruite secondo un processo che un parlante riconosce come tale. Non derivano da una tradizione precedente.
Es. gallo, gallina
suffisso femminile che non si usa in italiano a arte in rari casi (re-regine;
eroe-eroina)
Il lessema “gall-” è invece ereditario.
Es. -ARIUS → -aio (toscano): fornaio, operaio
→ -ario (dialetti meridionali): paninaro, veterinario

Il più importante è il lessico ereditario, perché è da questo che derivano le regole della grammatica. Quando lo strato ereditario non può più imporre le sue regole, la lingua sta cambiando. Il lessico cambia facilmente, ma le regole grammaticali no.
Anche il 4° strato, quello delle neoformazioni è importante perché è aperto e incrementabile.

Le onomatopee e i fonosimbolismi di solito vengono inglobati nel 4° strato.

Tradizione popolare e prestiti

  • TRADIZIONE POPOLARE: parola che, pur modificandosi, non è mai uscita dall’uso.
  • PRESTITI DAL LATINO: parole latine che sono uscite dall’uso, non sono state usate per secoli e poi sono state riprese e trasferite nella lingua con piccolissime variazioni (adattamenti alla struttura morfologica)

Come ce ne accorgiamo?
Esempi:
CLAMORE_ non è un termine popolare perché è stata conservata immutata la “CL-” del
latino “CLAMARE”, mentre negli altri termini italiani CL- > ch-
PLEBE_ è un prestito, altrimenti avremmo avuto “pjeve”
INCUBARE_ è un prestito, una forma dotta
VIGILIA → vigilare (forma dotta)
→ veglia (forma popolare)
ALBUME_ deriva senza variazione da “ALBUME(M)”. Capiamo che è un prestito dalla poca
frequenza d’uso.


PROPAROSSITONA: accento sulla terzultima sillaba
PAROSSITONA: accento sulla penultima sillaba
OSSITONA: accento sull’ultima sillaba


Che cos’è l’appendix Probi

APPENDIX PROBI: appendice di Probo, grammatico latino che aveva scritto un’opera a cui fu aggiunta questa appendice anonima. Qui vengono indicate come errate alcune forme che poi sono entrate nella nostra lingua (es. ORICLA al posto di AURIS)
I prestiti colti dal latino si notano bene in altre lingue romanze come il francese o lo spagnolo, che si sono allontanate dal latino più di quanto abbia fatto l’italiano.

Es. acquoso_ caso dubbio da “AQUOSO”
acqua in francese: eau [il francese è la meno romanza delle lingue romanze]
AQUOSO → eueux forma popolare
→ aqueux prestito colto

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