cena trimalchionis, paragrafo 31

La cena di Trimalchione, paragrafo 31

Novembre 14th, 2015 Posted by Cena Trimalchionis, Letteratura latina 0 thoughts on “La cena di Trimalchione, paragrafo 31”

La cena di Trimalchione, paragrafo 31

Passo originale in latino e traduzione letterale.

[31]
Obligati tam grandi beneficio cum intrassemus triclinium, occurrit nobis ille idem servus, pro quo rogaveramus, et stupentibus spississima basia impegit gratias agens humanitati nostrae. “Ad summam, statim scietis, ait, cui dederitis beneficium. Vinum dominicum ministratoris gratia est.” Tandem ergo discubuimus, pueris Alexandrinis aquam in manus nivatam infundentibus, aliisque insequentibus ad pedes ac paronychia cum ingenti subtilitate tollentibus. Ac ne in hoc quidem tam molesto tacebant officio, sed obiter cantabant. Ego experiri volui an tota familia cantaret, itaque potionem poposci. Paratissimus puer non minus me acido cantico excepit, et quisquis aliquid rogatus erat ut daret. Pantomimi chorum, non patris familiae triclinium crederes. Allata est tamen gustatio valde lauta; nam iam omnes discubuerant praeter ipsum Trimachionem, cui locus novo more primus servabatur. Ceterum in promulsidari asellus erat Corinthius cum bisaccio positus, qui habebat olivas in altera parte albas, in altera nigras. Tegebant asellum duae lances, in quarum marginibus nomen Trimalchionis inscriptum erat et argenti pondus. Ponticuli etiam ferruminati sustinebant glires melle ac papavere sparsos. Fuerunt et tomacula supra craticulam argenteam ferventia posita et infra craticulam Syriaca pruna cum granis Punici mali.

TRADUZIONE:
Obbligati da tanta generosità, non appena fummo entrati nel triclinio, corse verso di noi quello stesso servo per il quale avevamo pregato, e riempì di baci numerosissimi noi stupiti, ringraziandoci per la nostra umanità. “Insomma, subito saprete, dice, a chi avete concesso il favore. Il vino del padrone è il ringraziamento del servo”.
Infine dunque ci sdraiammo, mentre valletti alessandrini versavano acqua ghiacciata sulle mani, e altri che li seguivano toglievano ai nostri piedi le pellicole delle unghie con grande abilità. Né certo in qusto compito tanto fastidioso tacevano, ma nello stesso tempo cantavano. Io volli far la prova se l’intera servitù cantasse, e perciò richiesi una bevanda. Un attentissimo valletto si presentò a me con un canto non meno stridulo, e [così faceva] chiunque fosse richiesto di qualcosa da dare. Lo avresti creduto un coro di pantomima, non un triclinio di gente per bene. Tuttavia fu portato un antipasto molto raffinato; infatti ormai tutti eravamo sdraiati, eccetto il solo Trimlachione, a cui, secondo un costume insolito, era riservato il primo posto. Del resto nell’antipasto era posto un asinello di bronzo corinzio con una bisaccia a due tasche, che aveva olive in una parte chiare, nell’altra scure. Coprivano l’asinello due piatti, sui cui orli era iscritto il nome di Trimalchione e la caratura dell’argento. Piccole impalcature inoltre saldate sostenevano ghiri cosparsi di miele e polvere di papavero. C’erano (letteralmente “ci furono”  n.d.T.) anche salsicce scoppiettanti poste sopra una graticola d’argento e sotto la griglia prugne siriane con chicchi di melograno.

 

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