La cena di Trimalchione, paragrafo 27

Passo originale in latino e traduzione letterale.

[28]
Longum erat singula excipere. Itaque intravimus balneum, et sudore calfacti momento temporis ad frigidam eximus. Iam Trimalchio unguento perfusus tergebatur, non linteis, sed palliis ex lana mollissima factis. Tres interim iatraliptae in conspectu eius Falernum potabant, et cum plurimum rixantes effunderent, Trimalchio hoc suum propinasse dicebat. Hinc involutus coccina gausapa lecticae impositus est praecedentibus phaleratis cursoribus quattuor et chiramaxio, in quo deliciae eius vehebantur, puer vetulus, lippus, domino Trimalchione deformior. Cum ergo auferretur, ad caput eius symphoniacus cum minimis tibiis accessit et tanquam in aurem aliquid secreto diceret, toto itinere cantavit. Sequimur nos admiratione iam saturi et cum Agamemnone ad ianuam pervenimus, in cuius poste libellus erat cum hac inscriptione fixus: QVISQVIS SERVVS SINE DOMINICO IVSSV FORAS EXIERIT ACCIPIET PLAGAS CENTVM. In aditu autem ipso stabat ostiarius prasinatus, cerasino succinctus cingulo, atque in lance argentea pisum purgabat. Super limen autem cavea pendebat aurea in qua pica varia intrantes salutabat.

TRADUZIONE:

Sarebbe lungo enumerare tutte le cose singolarmente. E quindi entrammo nel bagno, e poi sciolti dal sudore subito uscimmo verso [l’acqua] fredda. Trimalchione, cosparso di unguento, già si asciugava non con panni di lino, ma con asciugamani fatti di lana morbidissima. Nel frattempo tre massaggiatori bevevano vino Falerno davanti a lui, e, poiché quelli che litigavano ne versavano la maggior parte, Trimalchione diceva che questo andasse a suo vantaggio (=fosse un brindisi in suo onore). Poi, avvolto in un mantello scarlatto, fu posto su una lettiga preceduta da quattro servitori a piedi e da una specie di carrozzina, nella quale era trasportato il suo tesoruccio, un giovane attempato, cisposo, più mostruoso perfino del suo padrone Trimalchione. Mentre dunque era portato, un suonatore si avvicinò al suo capo con dei piccolissimi flauti e, come se gli volesse dire qualcosa in segreto nell’orecchio, suonò per tutto il viaggio. Noi seguiamo già colmi di ammirazione e giungiamo con Agamennone alla porta, sul cui stipite era fissata una targa con questa iscrizione: QUALUNQUE SERVO USCIRA’FUORI SENZA IL PERMESSO DEL PADRONE, RICEVERA’CENTRO FRUSTATE. All’ingresso invece stava l’oste in persona vestito di verde, stretto da una cintura rosso ciliegia, che puliva piselli in una bacinella argentata. Sopra la soglia invece era appesa una gabbia d’oro, nella quale una gazza variopinta salutava coloro che entravano.

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