Gaio Sallustio Crispo 2

Opere e stile di Gaio Sallustio Crispo 2

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>> BELLUM IUGURTHINUM

Si racconta la guerra contro il re di Numidia Giugurta, avvenuta nel 111-105 a.C., vicenda che ben mette in luce gli aspetti più negativi del governo della nobilitas senatoria.

TRAMA:
Giugurta aveva offerto il suo aiuto a Numazia e aveva subito la degradazione morale proprio da alcuni eminenti romani. Dunque Giugurta, morto il re di Numidia, uccide i legittimi eredi al trono, uno dei quali però riesce a chiedere prima aiuto al senato a Roma. Qui si decide di spartire il territorio tra i contendenti, ma l’azione violenta di Giugurta continua e i romani non intervengono in modo sufficiente. Ciò li porta a una sconfitta. A questo punto Sallustio colloca un’EXCURSUS sul regime dei partiti (MOS PARTIUM ET FACTIONUM).
Alla fine, grazie a un nuovo generale (Metello), a cui subentra poi la forte figura di Mario, Giugurta viene tradito dal suo alleato (Bocco) e consegnato ai Romani.

Favorevoli e contrari alla guerra:
A volere la guerra e una sua rapida conclusione erano i ceti mercantili, preoccupati per le proprie attività in Africa. Il senato invece indugiava e cercava trattative con Giugurta, per non disimpegnare l’esercito romano da altri fronti. Inoltre Giugurta aveva condotto all’interno del senato una grande opera di corruzione. La classe antinobiliare rivendicava il merito della politica di espansione e della difesa del prestigio romano.

Excursus:
Sallustio spiega il centro della crisi con la questione della lotta tra i partiti, tra nobiltà e popolo, ognuno dei quali ha abusato  dei suoi poteri per esasperare un conflitto che si esprime nella debolezza generale dello stato. Come nel DE BELLUM CATILINAE, l’origine della degerazione dei costumi è fatto risalire al periodo successivo alla caduta di Cartagine (146), ma la causa è più razionale. Sallustio recupera il concetto di “METUS HOSTILIS”: quando è venuto a mancare un nemico comune, la compattezza dei Romani è venuta meno. Il concetto è però utilizzato nella maniera opposta al contesto in cui era stato coniato: dopo la guerra punica le classi aristocratiche caldeggiavano l’espansione, viceversa le antinobiliari non la volevano. Sallustio comunque, ormai disilluso dalle speranze riposte in Cesare, condanna  entrambe le parti politiche e si auspica un rinnovamento radicale della classe dirigente.

I personaggi:

Discorso di Memmio: il tribuno Memmio espone tutti quei valori della parte democratica avversa alla nobiltà. Ricordando tutte le lotte che il popolo ha dovuto affrontare, Memmio condanna gli sperperi, gli abusi, l’arroganza e l’approfitto della nobilitas.

Discorso di Mario: Mario esprime valori analoghi a quelli di Memmio, mentre invita il popolo ad arruolarsi in massa nell’esercito. Incarnando ideali propri di Sallustio, Mario auspica il rinnovo totale dei ceti pi alti, il cui potere non si fondi su un diritto di nascita, ormai abusato e corrotto, ma sulla VIRTUS: una gara di gloria che sollevi lo stato senza ricorrere a una rivoluzione sociale. Il suo stile è duro e solenne, di stampo catoniano.

Mario: Il ritratto di Mario è fatto di luci e ombre. Senza nulla togliere al suo valore sociale e alla sua integrità, Sallustio vede nel tentativo di sostituirsi a Metello e nella sobillazione dei ceti più poveri, un’ambizione nascente e pericolosa. L’operazione di recluta tra i capite censi (coloro che erano privi di qualunque bene), viene mal vista da Sallustio: ciò apriva la strada alla formazione di eserciti personali e vanificava quel “rinnovo per virtus” auspicato da Mario stesso. Inoltre viene meno l’aura carismatica intorno alla sua figura: molti dei suoi successi militari sono attribuiti al caso.

Silla: Anche Silla è spogliato del suo alone carismatico e viene descritto anche nelle sue ombre che delineano una nuova figura di uomo politico. Il vero vincitore della guerra è però Mario. Il suo ritratto si contrappone a quello adulatorio di SISENNA.

Giugurta: Al contrario di Catilina, Giugurta non è di indole malvagia per natura, ma è un personaggio in evoluzione. Dalla giovinezza valorosa, viene corrotto nel corso della sua milizia in Numazia. Tuttavia Sallustio mostra verso la sua energia una perplessa ammirazione.

>> HISTORIAE

Riallacciandosi all’opera di Sisenna, Sallustio inizia la sua narrazione dal 78. Gli ultimi frammenti arrivano al 67, ma il progetto fu interrotto dalla morte dell’autore.
Si recupera la scansione annalistica, anche se la narrazione ha sempre una sua organicità e continuità che verrà ripresa poi da Livio e Tacito. Ci rimangono pochi frammenti, tra cui una lettera di Mitridate, re del Ponto, che critica l’imperialismo romano con toni simili a quelli di Carneade nel DE REPUBLICA di Cicerone. Nell’opera c’è un profondo pessimismo storico nel delineare a tinte cupe le corrotte personalità politiche, prima tra tutte Pompeo.
Viene invece mostrata simpatia per Sertorio e Spartaco, anche se se ne condannano i metodi.
Si incupisce ancora di più la critica del mos partium et factionum.

Nuova “razionalità” e meturs hostilis nell’antichità: si supera la visione idealizzata del passato, visto come privo di vizi, e si teorizza come motore della concordia lo stesso metus hostilis. In quest’ottica, l’imperialismo romano è al tempo stessa spinta positiva e unificatrice e causa dell’ambizione smodata che genera la corruzione e la dissolutezza di costumi.

Interessi geografici ed etnografici: Sallustio mostra in certe descrizioni di luoghi ed etnie un gusto erudito e libresco per gli elementi geografici. Questi non hanno scopo informativo, come avveniva invece in Cesare.

STILE E MODALITA’ NARRATIVA:

Sallustio rifiuta la concinnitas ciceroniana (aconcinnitas), in favore delle coordinate scarne, all’insegna della brevitas e delle ellissi dei verbi dicendi o putandi. Usa zeugma, variatio che spesso rendono difficile l’interpretazione. Sallustio riprende uno stile arcaico di stampo catoniano che si contrappone a quello carico di orpelli di Sisenna: la storiografia non ha più semplice funzione di intrattenimento.
L’uso di infiniti storici e l’indicativo al posto del congiuntivo contribuisce a rendere sempre vivo il pathos e il coinvolgimento, in una sintassi mai scontata o frugale, ma dalla essenziale lucidità espressiva.
Sallustio presenta contatti con la storiografia “tragica” di tradizione ellenistica: gusto per le folle agitate dalle passioni e talento epico nella descrizione di luoghi aspri e ostile. La teatralità è sempre misurata dallo stile duro e dall’impianto moralistico che pone l’attenzione sulla psicologia dei personaggi, dipinti a tinte forti e per contrasti, in una sintesi di gravitas arcaica e dinamicità moderna.

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