Franco Sacchetti

VITA (1330-1400)

Franco Sacchetti nacque a Ragusa, in Dalmazia, da padre fiorentino, intorno al 1330. Apparteneva a una nobile e antica famiglia, da tempo però dedita alla mercatura (questo spiega la sua nascita fuori da Firenze). A questa attività si dedica egli stesso, ma a un certo momento egli è attivamente e stabilmente impegnato nella vita politica di Firenze: è ambasciatore, “osservatore” a seguito di ambascerie, ricopre le più importanti ambascerie fino a diventare priore nel 1384. Dopo fu podestà in molte città della Toscana e dell’Emilia. A ciò fu costretto anche dal bisogno, soprattutto nel 1397, quando un’incursione di milizie mercenarie nemiche devastò le sue terre. Morì di peste a San Miniato nel 1400.

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Ragusa (2008)


Franco Sacchetti è figura rappresentativa della BORGHESIA FIORENTINA del Trecento, attiva e intraprendente, dotata di una intelligenza lucida e spregiudicata e di principi morali semplici ma concreti. Non ha lo spirito da riformatore e, benché non conformi suoi ideali alla realtà che lo circonda, accetta questa con una SAGGEZZA UMANISSIMA E COMPRENSIVA.

Accanto a questa saggezza, Sacchetti ha anche un vivo interesse per la cultura, che gli apprende da AUTODIDATTA, nelle pause della vita attiva e che concepisce sempre come finalizzata a portare un miglioramento pratico nella vita della società. È lo stesso ideale di Brunetto Latini: la cultura come maestra del vivere civile Per questo in Sacchetti non troviamo la profondità di temi o di analisi dei tre grandi scrittori fiorentini, Dante, Petrarca, Boccaccio. Troviamo invece i vivi problemi del suo tempo, uno specchio della sua età.

OPERA

Gli scritti hanno un carattere PRATICO e POPOLARE.

« LA BATTAGLIA DELLE BELLE DONNE »

La battaglia delle belle donne è il primo scritto di Franco Sacchetti. È un poemetto in ottave che narra scherzosamente la battaglia delle donne giovani e belle di Firenze contro quelle vecchie e brutte. La vittoria è delle prime.

« SPOSIZIONI SUI VANGELI »

E’ un’opera più interessante della precedente. Sono scritte dopo il 1378. L’autore, meditando sui Vangeli, affronta alcuni problemi di moralità pratica e quotidiana che la vita gli propone.

« RIME »

Le Rime di Franco Sacchetti si possono dividere in:
– RIME POLITICHE E MORALI: Sacchetti espone con saldezza i suoi ideali di uomo e cittadino di uno stato lontano dalla demagogia e dalla tirannide, fondato su una classe media libera e attiva, il suo amore per Firenze e la sua grandezza.

– RIME PER MUSICA: è una poesia di svago e conforto nelle ore di ozio, nata quindi come intrattenimento galante e leggero. La migliore poesia di Sacchetti è quella per musica: ballate, madrigali, cacce, spesso musicate da lui stesso. Tale poesia è legata a un rinnovamento del gusto musicale, che dalla Francia si diffonde in Italia, soprattutto a Firenze, dove però forte è anche l’influsso della musica popolare, meno raffinata e melodicamente più libera.
Da qui nascono i toni freschi e lieti, la musicalità facile e leggera che vuole ricreare gli animi, più che elevarli. Ha un tono vago e sognante, è priva di qualsiasi meditazione morale. Vi si manifesta invece il suo senso vivo e fresco della realtà, soprattutto nelle cacce..

La CACCIA era una rappresentazione di scena di caccia, o comunque di movimento vivacissimo, scritto in un vivace e brioso metro libero e cantata a più voci.

« TRECENTONOVELLE »

L’opera maggiore di Franco Sacchetti, dove confluiscono tutti i suoi temi, è il “Trecentonovelle”.
Il libro fu in parte scritto e ordinato nel 1392, nel periodo più tormentato della vita del poeta, e appare come CONFORTO e come MEDITAZIONE della propria esistenza passata.
L’opera comprende 300 novelle, ma 78 sono oggi perdute e altre ci rimangono in forma frammentata. La diffusione dell’opera fu infatti limitata dal fatto che Sacchetti conservò gelosamente il manoscritto e non permise che ne venissero fatte delle copie. Inoltre il genere della novella era considerato popolare e inferiore agli altri, tant’è che per qualche tempo perfino Boccaccio fu lodato per le opere oggi dette “minori”, e non per il Decameron.

Il Trecentonovelle è un’opera letterariamente meno elaborata di quella di Boccaccio, per ammissione stessa del Sacchetti che si descrive come un uomo di scarsa e non raffinata cultura. Egli vuole soltanto fornire una lettura semplice e piacevole, non priva di qualche necessaria CONSIDERAZIONE MORALE.
Le novelle non hanno una cornice e si rifanno al gusto della novellistica prima di Boccaccio. In esse confluiscono quindi RICORDI, CRONACHE, racconti di VITA VISSUTA, elevata a un SIGNIFICATO MORALE ESEMPLARE. Ogni novella infatti ha una fragile struttura narrativa ed è sorretta da un’azione centrale che spicca appunto in funzione della sua MORALE.

Il clima corale è privo di approfondimenti psicologici e mira a descrivere la vitalità della vita reale, di preferenza quella del POPOLO COMUNE e della BORGHESIA.

STILE: lo stile del Trecentonovelle è rotto e spezzato per aderire alla vivace dinamica delle vicende, è semplice e ha cadenze popolari che lo fanno assomigliare a una diretta trascrizione di un racconto orale.

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