Eneide IV libro traduzione letterale dei vv. 90-130:
Quam simul ac… risit Cytherea repertis”

Eneide IV libro traduzione.
In questi versi di Eneide IV libro troviamo l‘inganno messo a punto da Giunone e Venere. La prima, protettrice di Cartagine e dei matrimoni, vuole attardare la flotta dei profughi di Troia, per impedire che essi giungano nel Lazio, come predestinato. L’astuta Venere, di rimando, cerca soltanto di dare al suo protetto Enea una giusta accoglienza a Cartagine, anche se questo vuol dire approfittarsi dell’amore dell’ignara regina Didone.
Giunone (la Saturnia) e Venere Citerea si scambiano dunque le seguenti parole, ingannandosi a vicenda attraverso un sottile gioco di battute.

Eneide IV libro traduzione letterale.

v. 90 Non appena si accorse che ella era afflitta da un simile male,

l’adorata consorte di Giove, e che nemmeno la fama era da freno alla passione,
la Saturnia si rivolge a Venere con queste parole:
“Tu e tuo figlio riportate davvero una gloria insigne e ampie spoglie
e una grande e memorabile rinomanza,
v. 95 se una sola donna è vinta dall’inganno di due dei.

Né di certo mi sfugge che tu temendo le nostre mura
hai avuto sospette le dimore dell’alta Cartagine.
Ma quale sarà il termine o dove [finiremo] ora con una così grande contesa?
Perché piuttosto non stringiamo un’eterna pace e patti matrimoniali?
v. 100 Tu hai tutto ciò che hai desiderato nella mente:

Didone arde d’amore e ha assorbito nelle ossa la passione.
Dunque governiamo questo popolo con pari autorità,
le sia concesso di sottostare a un marito frigio
e di affidare alla tua destra i Tirii come dote”.
v. 105  A lei (si accorse infatti che aveva parlato con intenzione ingannevole

per deviare il regno d’Italia sulle coste libiche)
così di rimando rispose Venere: “Chi, pazzo,
ti negherebbe queste cose o preferirebbe mettersi in lotta contro di te?
A patto che ciò che dici, la sorte lo assecondi una volta fatto.
v. 110 Ma io sono tenuta incerta dai fati, se Giove

voglia che ci sia una sola città per i Tirii e per i profughi da Troia / che i Tirii e i profughi da Troia abbiano una unica città
e approvi che i popoli siano mescolati o che vengano stretti patti.
Tu sei sua moglie, a te è concesso sedurne l’animo con le preghiere.
Avanza, ti seguirò”. Allora così riprese la regina Giunone:
v. 115 “Questo compito sarà mio, ora in quale modo ciò che preme

possa essere fatto, te lo spiegherò -sta attenta- in poche parole
Enea e la disperata Didone si apprestano ad andare insieme
nel bosco a cacciare, non appena il sole di domani
avrà emesso la prima luce e avrà ricoperto la terra con i suoi raggi.
v. 120 Io riverserò sopra loro un nero acquazzone misto a grandine,

mentre le schiere si affannano e cingono le balze con la rete,
e scuoterò tutto il cielo con il tuono.
I compagni si disperderanno e saranno avvolti da una notte scura:
Didone e il capo Troiano si ritroveranno nella stessa spelonca.
v. 125 Io sarò là e, se la tua volontà sarà per me sicura,

li congiungerò in un vincolo indissolubile e la proclamerò sua sposa.
Queste saranno le nozze”. Non opponendosi a lei che parlava,
la Citeréa annuì e sorrise degli inganni scoperti.

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