Catullo Carme 68 b

Scansione metrica e traduzione di Catullo Carme 68 b.

Metro: Distici elegiaci

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Catullo Carme 68 b

vv. 76-160 

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Catullo Carme 68 b

TRADUZIONE:

Che non mi piaccia nulla così tanto, vergine ramnusia,
da intraprenderlo sconsideratamente, contrari i padroni.
Quanto l’altare digiuno desidera il pio sangue,
v. 80 fu istruita Laodamia, perduto il marito,
costretta prima a lasciare il collo del nuovo coniuge,
e quanto, giungendo un primo e secondo inverno ancora,
nelle lunghe notti avrebbe saziato l’avido amore,
da poter vivere, troncate le nozze,
v. 85 e lo sapevan le Parche che entro non molto tempo starebbe lontano,
se fosse partito guerriero contro le mura iliache.
Allora col rapimento di Elena Troia aveva
iniziato a chiamar a sé i primi eroi degli Argivi,
Troia (orribile!) comune sepolcro d’asia ed Europa,
v. 90 Troia crudele cenere di tutti, eroismi ed eroi,
forse portò pure miserevole morte a nostro fratello.
Ahi, fratello strappato prima del tempo a me misero,
Ahi, piacevole luce strappata al misero fratello,
con te, insieme, fu sepolta tutta la nostra casa,
v. 95 con te, insieme, perirono tutte le nostre gioie,
che il tuo dolce amore alimentava in vita.
Ora tanto lontano tra sepolcri non noti
né raccolto vicino ceneri famigliari,
ma Troia nemica, Troia
v. 100 ti trattiene miseramente sepolto, terra straniera in suono lontano.
Ad essa allora si dice che da ogni parte la gioventù
della Grecia abbandonò i focolari famigliari,
perché Paride, sequestrata la puttana, godendoli
trascorresse liberi riposi su letto tranquillo.
v. 105 Allora per quel destino, bellissima Laodamia,
ti furon tolte le nozze più dolci della vita e dell’esistenza:
assorbendoti da tale vertice d’amore la fiamma
ti aveva spinto in un baratro scosceso,
quale, dicono i Grai, presso Peneo di Cillene
v. 110 il grasso suolo secca, prosciugatasi la palude,
che un tempo, si sente dire, scavò, tagliate le viscere del monte,
l’anfitrioniade dal falso padre,
al tempo in cui trafisse con freccia sicura
i mostri di Stinfalo per ordine di un padrone inferiore,
v. 115 perché la porta del cielo si aprisse a più dei,
ed Ebe non fosse di lunga verginità.
Ma il tuo amore profondo fu più profondo di quel baratro,
che tuttavia t’insegnò, indomita, a portare il giogo.
Né l’unica figlia cresce
v. 120 il caro capo di un tardo nipote per il padre abbattuto dall’età,
ed egli finalmente ritrovato a stento con le ricchezze famigliari
mise il nome nelle tavole testamentarie,
togliendo le empie gioie del parente deriso,
scaccia dal bianco capo l’avvoltoio:
v. 125 Nessuna compagna godette tanto del bianco colombo,
si dice che ella molto più malignamente
sempre strappa col becco mordente i baci,
quanto la donna che è specialmente vogliosa.
Ma tu sola vincesti grandi furori di questi,
v. 130 appena ti sei riconciliata col biondo marito.
Degna allora di unirsi a le o poco o per nulla la mia luce si getto nel mio grembo, e Cupido correndole attorno or qua or là brillava candido nelle tunica di croco. Ella tuttavia anche se non è contenta del solo Catullo, 135 sopporteremo i rari furti della vereconda padrona per non esser troppo molesti, alla moda degli stolti. Spesso anche Giunone, la maggiore dei celesti, digerì l’ira bruciante nella colpa del coniuge, conoscendo i tantissimi furti dell’onnivolente Giove. 140 Ma non è giusto confrontare gli uomini agli dei, * * * * * * * * * * ** * * * * sopporta l’ingrato peso d’un genitore tremante. Né tuttavia ella condotta dalla destra del padre mi vene in una casa fragrante di profumo assiro, ma diede furtivi regalucci in una notte stupenda, 145 toltasi dallo stesso grembo del marito stesso. Perciò quello è sufficiente, se è dato a noi quell’unico giorno, che ella segna con un sassolino più candido. Questo regalo, che potei, racchiuso in poesia, Allio, viene reso per i molti favori, 150 perché con la rozza ruggine non tocchi il vostro nome questo giorno e quello e un altro ancora ed un altro. Qui aggiungeranno gli dei tantissimi doni, che Temi un tempo era solita portare agli antichi pii. Siate felici, tu insieme e la tua vita, 155 e la casa in cui giocammo e la padrona, e chi ci toglie la terra che all’inizio diede, dal cui autore tutti i beni sono nati, e più di tutti quella che è per me più cara di me stesso, la luce mia, lei viva, il vivere mi è dolce. 160

 

 

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