Catullo Carme 5

Metrica, testo, traduzione e paradigmi di Catullo Carme 5.

Il carme 5 di Catullo è uno dei più famosi del poeta latino e quello che meglio esprime la fase più felice del suo amore per Lesbia, fanciulla protagonista di tutto il liber catulliano, identificata solitamente con Clodia, sorella di Clodio. Ella prende il suo pseudonimo da Saffo, celebre poetessa d’amore dell’isola di Lesbo, e rappresenta per Catullo carme 5, un modo per evadere dall’inesorabile scorrere del tempo, che tutto spazza via in una “perpetua notte”.
Al contrario dei giorni che possono tramontare e poi rinascere, al contrario del sole e dei meccanismi della natura che si ripetono immutati stagione dopo stagione, l’uomo vive infatti un solo brevissimo spazio di luce, al termine del quale è destinato a dormire eternamente, senza possibilità di ritorno.
In Catullo carme 5 l’invito a vivere oggi le gioie di un amore fatto di sentimento e passione è ribadito fin dall’inizio dall’uso di congiuntivi esortativi “Vivamus” e “amemus“, che non vanno confusi con presenti indicativi.
I verbi rappresentano infatti non una semplice constatazione, ma un invito energico e fortissimo, che si ripete incalzante in tutto il carme cinque. Dal punto di vista formale, l’insistenza risulta evidente dalla ripetizione dell’aggettivo “mille” e dai continui baci che vanno a superare il limite possibile per enumerarli. “Mille” conserva anche in questo componimento, come poi sarà consueto nella tradizione successiva, un sapore fiabesco e ineffabile.
Solo confondendo il numero dei baci, Lesbia e Catullo riusciranno a sottrarsi al “fascinum”, vale a dire al malocchio dei “vecchi troppo severi”, le cui chiacchiere, lanciate per invidia e rozzezza d’animo, saranno dunque da stimare “di un solo asso”, cioè un nulla, un soldo bucato.


 

Catullo carme 5

Metro: Endecasillabi faleci

catullo carme 1

Catullo Carme 5

Vìvamùs, mea Lèsbia, àtque amèmus,

rùmorèsque senùm sevèriòrum

òmnes ùnîus aèstimèmus àssis.

Sòles òccidere èt redìre pòssunt;

nòbis, cùm semel òccidìt brevìs lux,

nòx est pèrpetua ùna dòrmiènda.

Dà mi bàsia mìlle, dèinde cèntum,

dèin mille àltera, dèin secùnda cèntum,

dèinde usque àltera mìlle, dèinde cèntum.

Dèin, cum mìlia mùlta fècerìmus,

cònturbàbimus ìlla, nè sciàmus,

àut nequìs malus ìnvidère pòssit,

cùm tantùm sciat èsse bàsiòrum.

 

Traduzione:

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo(ci),

e le chiacchiere dei vecchi troppo severi

consideriamole tutte un soldo.

I giorni [i soli] possono tramontare e ritornare;

noi, una volta (semel) che la breve luce è tramontata,

dobbiamo dormire una sola eterna notte.

Dammi mille baci, (e) poi cento,

poi mille altri, poi ancora cento,

poi di seguito/ininterrottamente altri mille, (e) poi cento.

Poi, quando ne avremo totalizzate [lett: avremo fatto] molte migliaia,

rimescoleremo quelli, per non conoscere (il totale),

o perché nessun maligno possa gettar(ci) il malocchio (invidere),

quando sappia quanto è grande (il numero) dei baci.

Paradigmi:

Vivo, is, vixi, victum, ĕre = vivere

Aestĭmo, as, avi, atum, are = stimare, valutare

Occĭdo, is, occĭdi, occasum, ĕre = tramontare

Redeo, is, ii, itum, ire = ritornare

Dormio, is, ivi, itum, ire = dormire

Do, das, dedi, datum, dare = dare

Facio, is, feci, factum, ĕre = fare

Conturbo, as, avi, atum, are = confondere

Scio, is, ivi, itum, ire = conoscere

Invĭdeo, es, vidi, visum, ēre = invidiare, lanciare il malocchio

Possum, potes, potui, posse = potere


Leggi QUI la vita di Catullo.

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