Traduzione Catullo Carme 43: scansione metrica, traduzione letterale e paradigmi del 43° carme di Catullo

Il carme 43 di Catullo è una breve poesia del liber catulliano, con una struttura molto particolare. Esso procede infatti per continue negazioni, rivolgendosi a una “puella”, una fanciulla, niente affatto bella, che NON possiede alcuna delle tante caratteristiche che rendono una donna davvero bella.
A tale fanciulla, che “la provincia” ritiene di mirabile bellezza, Catullo compara, nel finale, la sua Lesbia.
Nell’ultimo verso il poeta esprime la commiserazione per la generazione a lui contemporanea, che ha perso ormai ogni gusto della bellezza e della leggiadria.

Catullo Carme 43

Metro carme 43: Endecasillabo falecio

Sálve néc minimó puélla náso
néc belló pede néc nigrís océllis
néc longís digitís nec óre sícco
néc sané nimis élegánte língua,
décoctóris amíca Fórmiáni.
tén província nárrat ésse béllam?
técum Lésbia nóstra cómparátur?
ó saeclum_ínsapiéns et ínfacétum!

Traduzione Catullo Carme 43

Salve o fanciulla dal naso non piccolo
dal piede non bello dagli occhi non neri
dalle dita non affusolate, dalla bocca non secca,
né dal modo di parlare (lingua) troppo elegante,
amica di quel fallito di Formia.
Proprio te la provincia narra essere bella?
Con te la mia Lesbia è paragonata?
O generazione priva di gusto e di spirito.

Paradigmi:

Narro, as, avi, atum, are = narrare

Comparo, as, avi, atum, are = comparare

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