Baldassar Castiglione

Ottobre 1st, 2015 Posted by '400-'500, Letteratura italiana 0 thoughts on “Baldassar Castiglione”

BALDASSAR CASTIGLIONE

VITA (1478-1529)

baldassar castiglione ritratto di raffaelloBaldassar Castiglione nacque a CASATICO, presso Mantova, nel 1478 da nobile famiglia. Compì i suoi studi a Milano e qui, alla corte di LUDOVICO IL MORO, apprese le arti cavalleresche.
Nel 1499, quando il Moro perdette il ducato, ritornò a Mantova, alla corte di FRANCESCO GONZAGA. Egli era divenuto luogotenente delle truppe francesi e al suo seguito Castiglione partecipò, nel 1503, alla GUERRA FRANCO-SPAGNOLA, per la conquista del Napoletano, e alla BATTAGLIE DEL GARIGLIANO.
Nel 1504 passò al servizio di GUIDUBALDO DA MONTEFELTRO, Signore di Urbino, e del suo successore FRANCESCO MARIA DELLA ROVERE.
Castiglione definisce gli anni dal 1504 al 1509 il “fiore della sua vita“. Nove anni rimane nella splendida corte di Urbino, la più elegante del tempo, dove confluiscono persone intelligenti e colte, avvicinate dal comune culto delle VIRTU’CAVALLERESCHE (probità, amore, valore, cortesia e liberalità) e da un vivo entusiasmo per l’arte e la poesia. Egli celebrò la corte come LOCUS AMAENUS nel CORTEGIANO.
Vi regnava un’atmosfera ideale, in un ambiente aristocratico che sembrava attuare una vita limpida e armoniosa, fondata in un limpido equilibrio di INTELLIGENZA e GRAZIA e all’insegna della SOCIALITA’.
In realtà c’era un netto distacco tra una minoranza colta e il popolo. La corte, che avrebbe dovuto essere l’attiva classe dirigente, era lo strumento passivo della spietata e violenta politica principesca.
Nel 1506 il Castiglione fu in Inghilterra, dove ricevette dal re ENRICO VII l’ordine della Giarrettiera per Guidubaldo.
Nel CORTEGIANO immagina che il dialogo sia avvenuto proprio durante questa sua assenza da Urbino.
Egli dunque non si pone come personaggio presente, su modello di CICERONE.
Nel 1507 fu ambasciatore a Milano presso Luigi XII, nel 1509 seguì il Della Rovere, generale dell’esercito pontificio, nella guerra contro Venezia. Nel 1511 partecipò all’assedio della Mirandola, guidato dal Papa Giulio II.
Passò poi a Roma nel 1513 come AMBASCIATORE del Duca di Urbino presso la Santa Sede e qui partecipò attivamente alla vita letteraria e artistica della città, facendo amicizia con RAFFAELLO.
Nel 1516 tornò a Mantova presso FRANCESCO GONZAGA che gli affidò delicati incarichi.
Qui sposò IPPOLITA TORELLI, la cui morte prematura, nel 1520, lo lasciò in una prostrazione profonda.
Nel 1521 abbracciò lo stato ecclesiastico.
Il nuovo pontefice Clemente VII, nel 1525, lo inviò in SPAGNA come NUNZIO APOSTOLICO, alla corte di Carlo V, per valutare le intenzioni del re. Il momento era infatti particolarmente difficile: si era ormai allo scontro decisivo tra Carlo V e Francesco I (tra Spagna e Francia che si contendevano l’Italia) e la politica insoluta e contraddittoria di Clemente VII portò al SACCO DI ROMA (1527). Al 1528 risale la Pace di Madrid.
Baldassar Castiglione dovette quindi difendersi dalle accuse del Papa, ma poté dimostrare di non essere affatto responsabile del Sacco, che anzi avrebbe potuto essere evitato se si fossero seguiti i suoi consigli.
Morì nel 1529 a Toledo, di febbre pestilenziale, a soli 51 anni, compianto dallo stesso Carlo V, che lo considerava uno dei migliori cavalieri del mondo.

OPERA

il cortegiano baldassar castiglione

IL CORTEGIANO:
Baldassar Castiglione scrisse numerosi carmi latini e liriche italiane (1506 TIRSI; 1513 prologo della CALANDRIA del Bibbiena; 4 canzoni amorose; liriche latine tra cui l’elegia che immagina scritta per lui dalla moglie Ippolita). E’ però autore di un solo romanzo, IL CORTEGIANO, una delle opere più importanti del Cinquecento e che ebbe risonanza europea. In esso il secolo riconobbe se stesso e i suoi ideali.
L’opera è in 4 LIBRI e fu concepita nel 1508, ma composta lentamente ed elaborata fino al 1518.
Come ha dimostrato il GHINASSI, il primo abbozzo dell’opera risale agli anni 1523-1514 ed è poi assestato in una 1°REDAZIONE tra il 1514 e il 1515 a sua volta sottoposta a una revisione profonda che si conclude nel 1518. Il Castiglione invia copia di questo a Bembo e a Sadoleto, tramite Ludovico di Canossa. Ma il lavoro è continuo: una 2°REDAZIONE si ha tra il 1520 e il 1521.
La 3°REDAZIONE è del 1524.
Essa viene ulteriormente rivista e corretta e sarà infine inviata a Venezia, nell’officina di Aldo Manuzio.
Il CORTEGIANO viene pubblicato per la prima volta a Venezia nel 1528 “nelle case d’Aldo e Andrea d’Asolo“. Pochi mesi dopo è ristampato a Firenze, presso i Giunti.
Manuzio a Venezia e i Giunti a Firenze erano i due più grandi editori del tempo e dimostrarono un grande interessa verso l’opera di Castiglione. Essa era così attesa che vi fu anche una non controllata diffusione manoscritta: lo stesso autore se ne lamenta, nella lettera dedicatoria dell’opera rivolta a Don Michel De Silva. L’opera rischia di essere pubblicata senza il consenso di Castiglione che, nel 1525, si trova a Madrid, come nunzio apostolico, presso Carlo V. Pur lontano, egli segue le fasi della stampa con cura puntigliosa: nella primavera del 1527 invia il manoscritto ai Manuzio.
L’autore richiede che si stampino 1030 esemplari, di cui trenta in carta reale, della miglior qualità che si possa trovare a Venezia, per copie destinate a personalità politiche e culturali. Egli affidò però la revisione linguistica, sulla base delle idee del Bembo, allo scrittore veneziano Giovan Francesco Valier. Prima di affidare il testo alla tipografia, Castiglione scrive il “PRIMO PROEMIO” (siamo nel 1527). Dopo la stampa dell’opera, 25 Giugno 1528, essa viene affidata al conte Niccolò Maffei, per un ulteriore emendamento.
Quest’attenzione non è soltanto il tipo formale e linguistico, ma riguarda anche scelte interne, ovvero i temi delle conversazioni che si svolgono nel palazzo di Urbino.
La prima redazione ha 4 LIBRI, la seconda 3, la terza di nuovo 4. La revisione del Cortegiano non indica però un rettilineo perfezionamento, ma anzi una continua lima che assottigli le giunture e le incongruenze tra i due grandi intenti del libro:
1) Da una parte, l’insieme delle pratiche di conversazione di un gruppo omogeneo, della Corte che pratica uno dei possibili giochi serali e “forma a parole il buon cortegiano” per “intertenimento”.

2) Dall’altra, i due temi più propriamente teorici di enunciazione di valori e segni generali, ovvero i temi del “PRINCIPE” e dell'”AMORE”. Rimane infatti evidente, come nota il Cian, la frattura tra i primi tre libri e il quarto.


 

TRAMA:

1°LIBRO:
Ludovico da Canossa parla delle qualità morali e fisiche del cortegiano perfetto, della sua nobiltà e conoscenza delle arti cavalleresche, delle armi, del denaro.

2°LIBRO:
Federico Fregoso parla del modo e del tempo in cui il cortegiano deve usare queste qualità e Bernardo Bibbiena elenca le “facezie” che a lui si addicono.

3°LIBRO:
Giuliano de’Medici delinea il ritratto della gentildonna.

4°LIBRO:
Ottaviano Fregoso parla delle relazioni che devono intercorrere tra il cortegiano e il principe, delineando anche la figura del PRINCIPE IDEALE, quello stesso a cui si conforma il cortegiano, ispiratore di giustizia, liberalità e magnanimità per il suo signore.
Nella seconda parte del libro, Pietro Bembo tesse un elogio appassionato dell’amor platonico, inteso come elevazione, attraverso la contemplazione della donna amata, alla bellezza ideale che coincide con il sommo bene, cioè Dio.

TEMI:
“Cortegiania” diventa sinonimo di “umanità”, rappresenta tutti i valori dell’ideologia del tempo, colti nel loro stesso ambiente, la CORTE. La partecipazione dell’autore è sempre viva e il libro si può considerare la sua IEALE AUTOBIOGRAFIA.

STILE: 
Vi si trova la suggestione della TRADIZIONE LETTERARIA TOSCANA, oltre a suggestioni LATINE e influenze di ALTRI DIALETTI. Baldassar Castiglione ne parla nell’introduzione, dedicata a Don Michel De Silva.

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