Porcio Licino, Volcacio Sedìgito, Valerio SoranoPorcio Licino, Volcacio Sedìgito, Valerio Sorano

Tra gli autori minori di storia e critica letteraria abbiamo: Porcio Licino, Volcacio Sedìgito, Valerio Sorano.

Il tema della storia e critica letteraria rimanda al modello dei poeti-filologi alessandrini.

Porcio Licino, Volcacio Sedìgito, Valerio Sorano: vita e opera.

Porcio Lìcino

Porcio Lìcino scrive un carme in settenari trocaici sulla storia romana. In un frammento pervenutoci attacca Scipione l’Emiliano e la sua cerchia di intellettuali per aver sedotto e poi abbandonato Terenzio, falsamente lodato per approfittare sessualmente di lui.
Questa condanna esprime un forte sentimento antinobiliare.

Nel seguente frammento pervenutoci, Lìcino riprende la metafora del fuoco amoroso, tipica dell’ambiente alessandrino, per trasportarla artificiosamente in un contesto pastorale:

Custodes ovium tenerae propaginis, agnum,

quaeritis ignem? Ite huc. Quaeritis? Ignis homo est.

Si digito attigero, incendam silvam simul omnem;

omne pecus flamma est, omnia qua video.

Traduzione:

Custodi degli agnelli, tenera prole delle pecore, cercate fuoco? Venite qui. Ne cercate? lo sono tutto fuoco. Se lo toccherò con un dito, incendierò di colpo tutto il bosco; tutto il gregge è fiamma, tutto ciò che vedo intorno.


Volcacio Sedìgito 

Scrive il DE POETIS in senari giambici. Ci rimane una graduatoria sui primi dieci commediografi latini: al primo posto troviamo Cecilio Stazio, poi Plauto, Terenzio e ultimo, solo per anzianità, Ennio. Egli formulava anche una classifica di merito riguardo alle singole commedie, almeno per quel che riguarda Terenzio.


Volcacio Sorano

Affrontò problemi grammaticali (anche in polemica con Accio), storico-letterari e religiosi in poesia e probabilmente anche in prosa. Era uomo dottissimo, amico di Varrone e fu molto coinvolto nella politica del suo tempo: seguace di Mario, fu fatto uccidere da Pompeo nell’82, mentre era tribuno della plebe, perché era avversario di Silla. Fu ucciso però col pretesto di aver rivelato in un suo scritto il nome segreto di Roma.

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