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Paragrafo 6 Germania

marzo 13th, 2017 Posted by Letteratura latina, Risorse di..., Tacito 0 thoughts on “Paragrafo 6 Germania”

Paragrafo 6 Tacito, Germania: testo latino della Germania e traduzione letterale di Tacito paragrafo 6

[6] Ne ferrum quidem superest, sicut ex genere telorum colligitur. Rari gladiis aut maioribus lanceis utuntur: hastas vel ipsorum vocabulo frameas gerunt angusto et brevi ferro, sed ita acri et ad usum habili, ut eodem telo, prout ratio poscit, vel comminus vel eminus pugnent. Et eques quidem scuto frameaque contentus est; pedites et missilia spargunt, pluraque singuli, atque in inmensum vibrant, nudi aut sagulo leves. Nulla cultus iactatio; scuta tantum lectissimis coloribus distinguunt. Paucis loricae, vix uni alterive cassis aut galea. Equi non forma, non velocitate conspicui. Sed nec variare gyros in morem nostrum docentur: in rectum aut uno flexu dextros agunt, ita coniuncto orbe, ut nemo posterior sit. In universum aestimanti plus penes peditem roboris; eoque mixti proeliantur, apta et congruente ad equestrem pugnam velocitate peditum, quos ex omni iuventute delectos ante aciem locant. Definitur et numerus; centeni ex singulis pagis sunt, idque ipsum inter suos vocantur, et quod primo numerus fuit, iam nomen et honor est. Acies per cuneos componitur. Cedere loco, dummodo rursus instes, consilii quam formidinis arbitrantur. Corpora suorum etiam in dubiis proeliis referunt. Scutum reliquisse praecipuum flagitium, nec aut sacris adesse aut concilium inire ignominioso fas; multique superstites bellorum infamiam laqueo finierunt.

Traduzione paragrafo 6 Germania

1. Neppure il ferro si trova in abbondanza, come si deduce dal tipo di armi. Pochi impiegano spade o grandi lance; maneggiano delle aste o, con il loro termine, delle framee, dalla punta acuta e breve, ma così aguzza e facile all’uso che con una stessa arma, in base all’occorrenza (in base a ciò che l’occorrenza richiede) combattono da vicino o da lontano.
2. Anche i cavalieri si limitano allo scudo e alla framea, i fanti lanciano anche i proiettili, molti ciascuno, e li scagliano a grande distanza, nudi o leggeri con la tunica (con una leggera tunica). Nessuna ostentazione di eleganza; ornano soltanto gli scudi con colori sceltissimi (vistosissimi).
3. Pochi hanno le corazze, a mala pena uno o l’altro ha l’elmo di metallo o di cuoio. I cavalli non spiccano (non sono notevoli) per la bellezza né per la velocità. Non sono addestrati per compiere evoluzioni secondo il nostro costume: li guidano in linea retta o, con una sola curvatura, verso destra, con un allineamento così compatto che nessuno rimane indietro.
4. A giudicare dal complesso (per colui che giudica nell’insieme) vi è più forza presso la fanteria; per questo si battono mescolati, con la velocità dei fanti, che, scelti tra tutta la gioventù, collocano in prima fila, appropriata e conveniente alla battaglia equestre.
5. Fisso è anche il numero: sono cento per ciascun distretto, e proprio così si chiamano tra loro, e ciò che dapprima era un numero, ora è un titolo e un onore (un titolo d’onore). 6. L’esercito si dispone a cunei. Ritengono un segno di prudenza piuttosto che di paura il ritirarsi, purché si attacchi di nuovo. Nelle battaglie dall’esito incerto riportano indietro anche i cadaveri dei loro. L’onta maggiore è l’aver abbandonato lo scudo, e all’infame non è permesso presenziare ai riti sacri e intervenire nelle assemblee; e molti superstiti delle guerre posero fine al disonore con il cappio (si impiccarono).

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