niccolò machiavelli vita e opere

Niccolò Machiavelli

settembre 16th, 2015 Posted by '400-'500, Letteratura italiana 0 thoughts on “Niccolò Machiavelli”

Niccolò Machiavelli

niccolò machiavelli vita e operaVITA (1469-1527)

Niccolò Machiavelli nacque a Firenze il 9 maggio 1469 da una nobile e antica famiglia fiorentina.
Sulla sua giovinezza non sappiamo quasi nulla fino al 1498, anno di cui abbiamo una lettera di critica all’azione di Savonarola che preannuncia già il futuro scrittore. Nello stesso anno fu nominato segretario della seconda cancelleria delle Repubblica, un ufficio in sé non molto importante, ma che gli permise di mettere in luce le sue capacità e il suo ingegno.
Ben presto i governanti, specialmente il Soderini, gonfaloniere della Repubblica, cominciarono a inviarlo fuori da Firenze come “osservatore”, con impegni e qualifica esteriormente limitati, ma in realtà di una certa importanza. Così egli si trovò nei punti nevralgici della politica fiorentina, italiana ed europea del tempo.

Importanti le due COMMISSARIE in Francia, presso la corte di Luigi XII nel 1500 e nel 1504, quelle nel campo dell’esercito fiorentino che assediava Pisa e quella del 1502 presso CESARE BORGIA, detto IL VALENTINO, figlio di Papa Alessandro VI, che si stava conquistando un vesto dominio nell’Italia centrale e minacciava la stessa Firenze.
Nicolò Machiavelli ricoprì più importanti incarichi dopo il 1506, quando la relativa tranquillità della situazione italiana e fiorentina fu improvvisamente sconvolta dal pontefice Giulio II e dal re di Francia Luigi XII. In questi anni fu inviato presso il papa nel 1506, poi in Germania presso l’imperatore Massimiliano nel 1507, poi presso l’esercito fiorentino che nel 1509 riuscì finalmente a vincere Pisa, e di nuovo in Francia, nel 1510, alla vigilia della Lega Santa, cioè dell’alleanza del Papa, dei Veneziani e del re di Spagna contro i Francesi.

Niccolò Machiavelli dava anche consigli pratici al governo di firenze, che si trovava quasi disarmata, travagliata dalle resistenze interne che volevano il ritorno dei Medici, e coinvolta nella tragica situazione italiana di quegli anni. Egli proponeva una politica di dignità  e di energia risoluta, di PRUDENTIA e di ARMI. Il suo fu uno sforzo vano, ma che egli sentiva necessario come non mai.
Niccolò Machiavelli univa lo studio degli antichi con la lezione delle cose moderne, ovvero la sua personale esperienza di uomo d’azione. I primi frutti delle sue speculazioni teoriche sono rappresentati da alcune RELAZIONI RAPIDE e CONCISE di questi anni.
Tra il 1502 e il 1503 compose le PAROLE DA DIRLE SOPRA LA PROVVISIONE DEL DANAIO (rivolte alla signoria fiorentina), il saggio DEL MODO DI TRATTARE I POPOLI DELLA VALDICHIANA RIBELLATI, la DESCRIZIONE DEL MODO TENUTO DAL DUCA VALENTINO NELLO AMMAZZARE VITELLOZZO VITELLI, OLIVEROTTO DA FERMO, IL SIGNOR PARGOLO E IL DUCA DI GRAVINA ORSINI.
Seguirono il RITRATTO DELLE COSE DELLA FRANCIA e il RITRATTO DELLE COSE DELLA MAGNA, e, prima, il DISCORSO DELL’ORDINARE LO STATO DI FIRENZE ALLE ARMI, scritto quando fu approvato il suo progetto di sostituire le milizie mercenarie con milizie cittadine.

Nel frattempo la situazione volgeva al peggio per la Repubblica fiorentina. I Francesi, suoi alleati, erano stati espulsi dall’Italia e la Lega Santa decideva di restaurare il dominio mediceo a Firenze.
Un esercito spagnolo marciò sulla città, devastò Prato, le milizie cittadine fuggirono e poco dopo i Medici rientrarono a Firenze, nel 1512.
La carriera politica del Machiavelli fu per sempre spezzata.
Egli fu privato del suo ufficio e confinato per un anno presso la sua villa all’ALBERGACCIO, presso S. CASCIANO.
Quando fu scoperta la congiura del Boscolo e del Capponi contro i Medici, fu sospettato di complicità, fu arrestato e torturato, ma riuscì a provare la sua innocenza.

Tra il 1512 e il 1520 Niccolò Machiavelli scrisse quasi tutte le sue opere più importanti, frutto delle esperienze presenti e di un ideale colloquio con gli storici dell’antichità, soprattutto TITO LIVIO: DISCORSI SOPRA LA PRIMA DECA DI TITO LIVIO; IL PRINCIPE. Con esse fonda una nuova scienza dotata di una sua autonomia: la POLITICA. Essa era stata precedentemente sempre associata alla morale e alla religione.
Machiavelli partiva dallo STUDIO DELL’UOMO e dalla REALTA’EFFETTUALE, cioè dal suo agire concreto, cercando di trovare LEGGI UNIVERSALI. La storia è concepita come una creazione puramente umana, senza alcun intervento provvidenzialistico. Poiché, per Machiavelli, l’uomo è sempre uguale a se stesso, per ricavare le leggi generali che regolano la sua esistenza sono utili lo studio del presente quanto quello del passato. La meditazione del Machiavelli non è mai fine a se stessa, ma ha scopi pratici: il fine è AGIRE per migliorare nel concreto le situazioni attuali.

Nel 1513 Machiavelli inizia la composizione dei DISCORSI, ma nello stesso anno li interrompe per scrivere la sua opera più importante, IL PRINCIPE, un’opera di politica militante che proponeva l’utopia di uno Stato forte e unitario in Italia, simile alle grandi monarchie di Francia e Spagna, che liberasse la penisola dalle svilenti invasioni straniere.
Il Machiavelli dedicava l’opera a Giuliano de’Medici (più tardi a Lorenzo de’Medici), sperando che la potente famiglia assumesse l’iniziativa e lo richiamasse alla vita politica.
Ma le sue speranze furono vane.
Egli compose inoltre i DIALOGHI DELL’ARTE DELLA GUERRA.
Nel 1519 gli fu richiesto un parere per una progettata riforma della Costituzione fiorentina e scrisse il DISCORSO SOPRA IL RIFORMARE LO STATO DI FIRENZE.
Nel 1520, per iniziativa del cardinale Giulio de’Medici, ebbe dallo STUDIO FIORENTINO l’incarico di scrivere la storia della città. L’opera fu terminata nel 1525 ed ebbe il titolo di ISTORIE FIORENTINE.
Frattanto i Medici cominciavano a servirsi di lui per modesti incarichi. Durante uno di questi, si trovò a Lucca e da ciò nacque una delle sue monografie più vivaci, la VITA DI CASTRUCCIO CASTRACANI.

In questi anni, Niccolò Machiaveli svolse anche un’attività più propriamente letteraria. Scrisse alcuni CAPITOLI in versi sull’ingratitudine, la fortuna, l’ambizione, l’occasione. Compose l’ASINO D’ORO, un poemetto satirico, e le commedie: prima una traduzione dell’ANDRIA di Plauto, poi la CLIZIA e un poemetto satirico e infine il suo capolavoro, LA MANDRAGOLA, del 1520. La vicenda in essa narrata è oscena, secondo il gusto del tempo, ma riscattata da una MORALITA’SOFFERTA, da uno studio acuto e desolato dell’uomo.
Altre opere giovanili sono: i DECENNALI, un poemetto di scarso valore contenente due decennali della storia contemporanea versificata, CANTI CARNASCIALESCHI, sonetti e rime, e la gustosa novella BELFAGOR, che racconta le disavventure di un diavolo che viene sulla terra e prende moglie.

Gli ultimi due anni della vita di Niccolò Machiavelli sono di nuovo occupati da vicende travagliate. Nel 1525 l’Italia era minacciata da Carlo V. Ma nel 1527 avviene il SACCO DI ROMA, a opera dei lanzichenecchi. I Medici vengono di nuovo cacciati da Firenze e Machiavelli cerca invano di porsi al servizio della restaurata repubblica. Muore nello stesso anno, 1527.

OPERA

IL PRINCIPE 

DISCORSI SOPRA LA PRIMA DECA DI TITO LIVIO 

L’ARTE DELLA GUERRA

ISTORIE FIORENTINE e LETTERE 

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