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Francesco Guicciardini

settembre 25th, 2015 Posted by '400-'500, Letteratura italiana 0 thoughts on “Francesco Guicciardini”

FRANCESCO GUICCIARDINI

VITA (1483-1540)

Francesco GuicciardiniFrancesco Guicciardini nacque da nobile famiglia nel 1583 a Firenze. A quindici anni, dopo aver appreso gli elementi del latino, del greco, delle matematiche, intraprese lo studio del DIRITTO CANONICO e CIVILE, presso l’Università di Firenze, e in seguito quelle di Ferrara e di Padova, con tale profitto che nel 1504 era già “LETTORE” di istituzioni del diritto civile a Firenze, alcuni mesi prima di conseguire la laurea.
Nel 1806 iniziò una brillantissima CARRIERA FORENSE e due anni dopo, vincendo l’ostilità del padre, sposò MARIA SALVIATI, discendente da una famiglia di antica nobiltà, ma in quel momento in disgrazia. Questo matrimonio coincideva con l’ormai decisa affermazione di una vocazione politica che ben presto si concretizzò in una rapida e fortunata carriera.
Francesco Guicciardini propende per un reggimento di tipo aristocratico nella sua città. Nello stesso anno, 1508, cominciò a scrivere le STORIE FIORENTINE, un’opera storica, ma anche di critica politica militante, che non venne però da lui pubblicata, come nessun’altra delle sue numerose opere.
Nel 1511 Pier Soderini lo nomina AMBASCIATORE DELLA REPUBBLICA presso FERDINANDO IL CATTOLICO in Spagna. Vi rimase tre anni, poiché i Medici, ritornati al potere a Firenze, lo confermarono nell’incarico. Questa ambasceria fu un’esperienza fondamentale: egli poté studiare da vicino la politica formalmente corretta ma intimamente spregiudicata di cui egli sarà il teorizzatore nelle sue opere.
Ritornato a Firenze, passò dopo poco al servizio di Papa Leone X (Papa dal 1513) che lo nominò GOVERNATORE DI MODENA e poi di REGGIO e PARMA.
Nel 1521 fu commissionario dell’esercito papale in Lombardia e difese vittoriosamente Parma, assediata dai francesi. Il successore di Leone X, Clemente VII (anch’egli della famiglia de’Medici) lo nominò PRESIDENTE DELLA ROMAGNA, una regione che era nominalmente sotto il dominio della Chiesa, ma in realtà era nelle mani di fazioni locali. Anche qui Guicciardini si rivelò uomo energico e capace: impose la sua concezione di Stato come entità effettivamente sovrana, e riuscì a stabilire l’ordine, nonostante dovesse combattere non solo contro signorotti violenti e senza scrupoli, ma anche contro la stessa curia romana, poiché essa offriva altolocate protezioni.
Contemporaneamente continuava l’attività di PENSATORE e SCRITTORE.
Già nel 1512, in Spagna, aveva scritto un DISCORSO nel quale delineava la costituzione più adatta a Firenze. Sullo stesso argomento compose il DIALOGO DEL REGGIMENTO DI FIRENZE, nel quale tenta di conciliare le tradizioni repubblicane della sua città, interpretate in senso aristocratico, con la preminenza dei Medici.
Nel 1526 fu tra i promotori principali della Lega di Cognac, cioè di una alleanza degli stati italiani contro i Francesi, timorosi dell’eccessiva potenza acquistata dalla Spagna.
Francesco Guicciardini fu nominato LUOGOTENTENTE DELL’ESERCITO PONTIFICIO. Ma gli eventi precipitarono: egli fu impedito nella sua azione dal carattere irresoluto del pontefice e non riuscì a impedire l’orrendo SACCO DI ROMA, avvenuto nel 1527 ad opera delle truppe tedesche e spagnole.
Questo fatto segnò il crollo della sua fortuna politica. fu facile per i suoi avversari scaricare su di lui pesanti responsabilità.
Frattanto i Medici erano di nuovi cacciati da Firenze, dove veniva restaurata la Repubblica, e il Guicciardini, inviso al nuovo governo, si ritirò per circa tre anni nella sua villa a Finocchieto.
Questo fu un periodo di MEDITAZIONI INTENSE sulla sua esperienza politica e cominciò quel cammino dalla vita attiva alla contemplazione storica che caratterizzò gli ultimi anni della sua vita.
In questi anni rielaborò in forma definitiva i suoi RICORDI e scrisse una CONSOLATORIA, rivolta a se stesso, una ACCUSATORIA, in cui formulava le accuse che gli potevano essere rivolte, e una DEFENSORIA, in cui le confutava.
Frattanto Clemente VII si stava riconciliando con Carlo V, re di Spagna, pur di riavere Firenze per la propria famiglia.
Francesco Guicciardini allora si operò per ottenere dal Papa miti condizioni di pace, ma la Repubblica respinse il suo tentativo, gli confiscò i beni e si preparò alla difesa della città contro il pontefice e la Spagna, difesa che terminò con una disfatta, nel 1530.
Il Guicciardini, rientrato a Firenze, ebbe nuovi incarichi dal Papa. Fu anche a fianco di ALESSANDRO DE’MEDICI, proclamato duca di Firenze e nel 1536 si recò con lui a Napoli, per difenderlo, davanti a Carlo V dalle accuse dei fuoriusciti fiorentini.
Poco dopo, quando Alessandro fu ucciso, caldeggiò l’elezione di Cosimo, del quale però non riuscì ad ottenere la fiducia.
Si ritirò allora in una sua villa ad ARCETRI, dove si dedicò completamente alla stesura della sua opera più grande, la STORIA D’ITALIA. Morì nel 1540.

IL PENSIERO:

Il pensiero di Francesco Guicciardini inizialmente si fonda su presupposti analoghi a quelli di Machiavelli: anche per lui l’uomo singolo è il motore della storia, lo studio dei rapporti umani va riportato alle vicende politiche, e secondari sono gli interessi morali e religiosi.
Anche per lui l’uomo è vittima di passioni e di egoismi e deve difendersi dalla FORTUNA, con una decisa e spregiudicata norma d’azione. Ma mentre il Machiavelli crede comunque nello stato come creazione razionale e umana, vi trova una superiore moralità e riconduce il complesso degli eventi a norme generali e costanti, il Guicciardini ha una visione più PESSIMISTICA. Egli non crede che il singolo sia capace di modificar eil corso degli eventi, riducendoli in uno schema razionale. Il reale è troppo complesso per essere inquadrato in leggi generali d’azione.
Alla “virtù” di Machiavelli egli sostituisce dunque la DISCREZIONE, cioè la capacità di comprendere e sviscerare i fatti singoli nelle loro varie sfumature, e di inserirsi con la propria azione nel contesto in cui, di volta in volta, ci troviamo a operare.
In tutto ciò si deve salvare il PARTICULARE, ovvero il proprio decoro, la propria dignità, la piena realizzazione della nostra capacità di agire.
Manca la fede in un ideale che superi la sfera individualistica, e ciò rende la visione della vita scettica e, a volte, amara e gelida, tristemente consapevole della vanità finale di ogni soddisfazione umana, anche se non prima di un vago rimpianto per gli ideali umanistici e cristiani.
Nel suo pensiero la FORTUNA VINCE LA VIRTU’ e la fiducia rinascimentale nelle capacità costruttive dell’uomo appare in declino.
Questo atteggiamento deriva dalla sua CONCRETA ESPERIENZA di politico e diplomatico, fatta di compromessi e rinunce. Non c’era posto, in quel tempo, per alti principi ed entusiasmo.
Egli inoltre scrive la sua opera maggiore, LA STORIA D’ITALIA, dopo il crollo definitivo della libertà italiana, e l’affermazione decisa del predominio spagnolo sulla Penisola: le sorti dell’Italia non lasciavano più speranza di un’evoluzione.
Francesco Guicciardini fu dunque lo storico lucido e disincantato della crisi di una civiltà.

OPERA

I RICORDI
CONSIDERAZIONI SUI DISCORSI DI MACHIAVELLI
STORIA D’ITALIA

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